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MadonnaSapete che c’è di nuovo? Niente, proprio niente. È sempre la solita vecchia storia del razzismo all’italiana, siamo brava gente in fondo! Talmente bravi da oscurare, con le tante giustificazioni, persino l’ultimo barlume di discernimento tra i comportamenti degni di un essere umano e le azioni di uomini involuti allo stadio di bestie.

Colpevoli sono coloro che si sporcano le mani di sangue, ma lo sono anche coloro che difendono un atto così vile e trovano attenuanti. L’hashtag iostoconamedeo (l’assasino di Emmanuel) è una frase che resterà a vita nelle trame della rete e una macchia indelebile sulla coscienza di questo paese.

Non sono soli purtroppo questi colpevoli, sono affiancati e sostenuti da una massa di conniventi che sminuiscono i segnali di una società sempre più razzista e che chiudono gli occhi su quanto sta accadendo oggi in Europa, dove l’odio e la xenofobia stanno raggiungendo livelli allarmanti. Moralmente, i responsabili sono milioni.

Milioni di italiani che non sono razzisti, ma…

È vero, in tanti hanno gridato all’ingiustizia e alla barbarie, in molti si sono indignati per l’accaduto, numerosi sono quelli che hanno espresso solidarietà alla vedova, ma sono anche gli stessi che, fino a ieri, mi dicevano: “Ma esageri con il razzismo, è solo ignoranza!”, “Ma perché parli sempre di colore, di bianchi e di neri, siamo tutti uguali, siamo tutti esseri umani”, “Voi neri siete troppo suscettibili, vittimisti, smettetela di piangervi addosso!”.

Piangevo forse tanti anni fa, quando ero ancora una bambina e mi dicevano: “negra di merda”, oggi è qualcun altro a versare lacrime amare e questo perché, negli ultimi 30 anni, quel negro di merda è diventato un passepartout. Ma si sa, il ne(g)ro sta bene su tutto: primati, blackface, selvaggi, gangsta.

Riflettendoci bene mi chiedo quale reale importanza abbia il terribile passato di Emmanuel e della sua compagna, quando l’unica ragione per la quale sono stati insultati e aggrediti è il fatto di essere neri.

Vorrei sapere come influisce la loro nazionalità sul fatto di essere massacrati perché neri.

Mi piacerebbe comprendere quale sia il valore aggiunto delle sofferenze personali quando seppelliscono un uomo morto per il colore della sua pelle.Razzismo

La verità è che sono stanca di ascoltare storie strappalacrime sulle peripezie di queste persone perché non fanno alcuna differenza. Non è il loro vissuto ad essere in causa, ma il fatto che due neri non possano camminare assieme, mano nella mano, senza ricevere offese e provocazioni che, purtroppo, in questo caso hanno avuto dei risvolti tragici. Migranti appena sbarcati, rifugiati in attesa di protezione, i nostri genitori arrivati da 40 anni, noi nati e cresciuti in Italia, i nostri figli che ormai vanno a scuola, siamo tutti nello stesso barcone di merda putrida che affonda. Sarebbe potuto capitare a uno qualsiasi di noi, questo è il punto.

E la cosa più agghiacciante risiede nel fatto che, in realtà, sia la storia triste a commuoverci. È l’immagine di quella povera donna in lutto, dopo tutto quello che ha dovuto passare, che far emergere un po’ di compassione, perché altrimenti sarebbe finita come in altri casi: sarebbero riusciti a screditare la vittima a tal punto da rendere l’omicidio quasi plausibile.

Ci hanno provato anche in questo caso, ma la loro storia è una bomba e i distributori pubblici di odio lo sanno bene. Allora che fanno? Provano a sminuire le intenzioni razziste dell’omicida. È un ultras agricoltore con una vita difficile, traduzione: non è uno come noi, lui è un animale da stadio gretto e ignorante, mica una persona perbene come noi brava gente.

Il fratello lo difende persino sostenendo che sia un “allegrone”, “uno che se vede un negro gli tira le noccioline, ma lo fa per scherzare”, ha pure “un amico del cuore maghrebino” figuratevi un po’, e voi benpensanti che gli date del razzista!

Ecco, non poteva fare un esempio migliore del razzismo all’italiana: c’è chi da un lato lancia noccioline, banane, insulti e talvolta cazzotti e dall’altro chi lo difende sostenendo si tratti di un gioco, di una simpatica ragazzata, al massimo di una gaffe, perché il solo fatto di avere un amico nero, arabo o cinese è la prova inconfutabile di quanto si sia tolleranti!

Mi sembra di ascoltare un cd rigato che s’impalla sempre allo stesso punto. In troppi però lo hanno già masterizzato e lo riascoltano ad oltranza con lo stesso grippaggio. Si inceppa, si inceppa e si inceppa di nuovo sempre sul solito non sono razzista, ma…

…Ma domani una bambinetta piangerà ancora perché le daranno della scimmietta (in senso buono però!); perché vedrà suo fratello maggiore uscire dal campo al grido di Huuhuuhuu (ma è solo un coro da stadio!); perché sentirà chiamare suo padre sporco immigrato (immigrato mica è una parolaccia!); perché daranno della puttana a sua madre invitandola a tornare nel suo paese (stava di sera sul ciglio della strada!). Gli indignati di oggi le diranno di non farci caso e vorranno insegnarle a tollerare le offese di qualche semplice ignorante, perché in fondo le sue lacrime non saranno reali, saranno solo frutto di un vittimismo nero che si trasmette di generazione in generazione ormai da secoli.

Certo, siamo tutti uguali, ma tu bambina dovrai imparare che è giusto, anzi doveroso, mandare a cagare tutti quelli che oltre a non combattere il razzismo vorranno convincerti che esso non esista, che sia frutto di una tua paranoia solo perché loro non lo capiscono, non lo percepiscono, non lo subiscono. Un giorno, cara bambina, farai comprendere a questa gente che Emmanuel e tutti gli altri non sono morti di semplice ignoranza, ma di puro RAZZISMO e ci riuscirai perché fino a quel giorno noi non smetteremo di gridarlo!

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