Il COVID-19 potrebbe aiutarci a cambiare il nostro sguardo sull’Africa

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Visto che in questi giorni mi stanno scrivendo diverse persone, che ringrazio tra l’altro del pensiero, per sapere com’è la situazione da queste parti, ne approfitto per fare un punto della situazione.

Qui in Costa d’Avorio siamo attualmente a 480 casi, 52 guariti e 3 decessi e, nonostante il numero ancora contenuto dei contagi, il Governo ha deciso, come quelli di altri paesi limitrofi, di prendere comunque misure preventive abbastanza forti: chiusura di tutte le frontiere (aeree, marittime e terrestri); isolamento della città di Abidjan che presenta oltre il 90% dei contagi; chiusura di scuole, luoghi di culto e altri luoghi pubblici (ristoranti, bar,maquis, palestre, etc); telelavoro per le amministrazioni pubbliche e le grandi aziende; coprifuoco su tutto il paese dalle 21 alle 5; misure sanitarie obbligatorie (dispositivi per il lavaggio delle mani, mascherine e riduzione del numero degli utenti) sui mezzi pubblici, i taxi e i trasporti in comune (gbaka e woro woro) e lo stesso vale per mercati, supermercati e tutte le attività ancora in funzione e ritenute essenziali. L’obbligo di mascherina è obbligatorio in tutta Abidjan e le persone anziane e con malattie croniche non possono uscire di casa. Mancano sicuramente alcune misure più dettagliate, ma queste mi sembrano le essenziali. Continua a leggere

Un passo alla volta, ma il primo deve essere l’ascolto!

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Quando iniziai l’esperienza di questo blog ero (o mi sentivo) sola a gridare al mondo quello che avevo nella testa e nella pancia, poiché non c’erano siti, né gruppi e nemmeno pagine in cui si potesse dar vita a un confronto o esprimere quello che era il nostro vissuto di italiani neri o misti, senza filtri, senza intromissioni. Qualcosa che fosse fatto da noi e per noi. Mi ritrovai, quindi, ad adeguare al mio caso una delle perle della grande Toni Morrison (R.I.P.): Se c’è un libro che vuoi leggere, ma non è ancora stato scritto, allora devi scriverlo”!

Seguendo questo consiglio, decisi allora di lanciarmi in quest’avventura per confermare a me stessa che ero ormai pronta a tirare fuori quello che avevo dentro e che fremeva per affiorare in superficie. Inoltre, speravo potesse infondere una piccola speranza ed essere fonte d’ispirazione per tutte coloro che, come me, erano alla ricerca di letture oneste e sincere sul lungo e duro percorso che ognuna di noi aveva intrapreso alla ricerca di se stessa, in un paese che ci voleva, e ci vuole, silenziose, conformi, riconoscenti. Continua a leggere

Migranti: la dignità è un’altra cosa!

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In questi giorni abbiamo assistito ad una delle diatribe più assurde sulla questione dei migranti degli ultimi decenni. Da una parte, gli eroi salvatori di vite umane, dall’altra, i carnefici senza pietà. E mi chiedo come sia possibile ridurre una questione così complessa e articolata, che tocca la vita di migliaia di persone, coinvolge paesi da una sponda all’altra del Mediterraneo e implica le responsabilità di entità politiche sovranazionali di due continenti (Unione Europea e Unione Africana), ad una rappresentazione che sembra una partita di ping pong, in cui ogni colpo rappresenta un’offesa, una provocazione e uno slogan rinviati all’avversario, mentre le due fazioni di tifosi, diametralmente opposte, fanno la ola ad ogni punto conquistato e i migranti, come una pallina, sbattono in un campo e nell’altro.

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Chi ha paura dell’uomo nero? Esce oggi “AFROFOBIA ” del sociologo Mauro Valeri. Un saggio storico sul vecchio e nuovo razzismo (Fefè Editore)

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Nei documenti ufficiali ONU e UE si fa sempre più uso del termine afrofobia per indicare “paura eccessiva” e avversione nei confronti di africani e afro-discendenti. In realtà il razzismo moderno nei confronti dei neri ha origine molto antica e mutazioni recentissime. Il libro ricostruisce, attraverso un’analisi storica e sociologica di uno dei più importanti esperti sul tema, il sociologo Mauro Valeri, le metamorfosi del razzismo da quello schiavista a quello coloniale, da quello  di stato a quello democratico, da quello  ribaltato a quello di guerra. Con particolare attenzione al razzismo italiano dal 1860 ad oggi.

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MAURO VALERI
AFROFOBIA

Razzismi vecchi e nuovi

Fefè Editore
Pagine 220 / prezzo 13 euro

In libreria il 10 aprile

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Un paese di vecchi a corto di saggezza

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vechioQuando penso all’Italia mi appare l’immagine di un vecchio seduto da solo su una panchina al parco, irritato e scontento, mentre attorno a lui tutto sembra muoversi quasi a rilento. Borbotta infastidito mentre guarda la coppietta scambiarsi effusioni sulla panchina accanto; storce il naso quando due ragazzi passano davanti a lui facendo footing e alzando un po’ di polvere; fa un sussulto di spavento sentendo un cane che abbaia per richiamare il suo padrone; fino a che il suo animo scorbutico prende il sopravvento e, rivolgendosi a dei ragazzini che giocano rumorosamente a calcio sul prato, grida: “Piccole pesti, non vi hanno insegnato l’educazione? Fatela finita con tutto questo baccano! Siamo in un luogo pubblico, mica a casa vostra!”.

Una frustrazione covata nella solitudine, in un brontolio quasi silenzioso, che consuma da dentro e dura giusto il tempo di un bacio, di una corsa e di una scodinzolata; un tempo che, alla sua età, sembra essenziale e fin troppo lungo, se proporzionato a quello che ancora gli resta. La frustrazione si tramuta poi in gelosia nei confronti di quella vita gustosa che altri assaporano sotto ai suoi occhi riempiti di ricordi: la dolcezza dei giorni felici in cui i teneri gesti della sua defunta amata gli scaldavano il cuore; il vigore che percepiva in ogni muscolo teso dallo sforzo quando sfrecciava in bicicletta per il quartiere; il senso di potere che provava mentre guidava il suo mastino lungo le battute di caccia.

Quella gelosia diviene infine rancore e straborda nel rimprovero alla giovinezza rumorosa che celebra l’inesorabilità del tempo che passa. Gli altri diventano i capri espiatori della sua inadeguatezza, dell’incapacità di raggiungere quella pace d’animo che conduce alla saggezza, all’appagamento serafico di un’esistenza completa e compiuta. Continua a leggere

Per vincere la battaglia dell’odio dobbiamo agire, ma con consapevolezza

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In questi ultimi mesi, mentre cresce la violenza fisica e verbale nei confronti dei neri, inizia a emergere il forte malessere di chi subisce, anche per transfer indiretto, questo clima di odio. I neri in Italia cominciano ad avere paura per la loro stessa incolumità, si diffonde un sentimento di frustrazione tra chi si sente disarmato di fronte a tutto questo razzismo insensato e aumenta la rabbia di chi invece non accetta di assumere il ruolo della vittima indifesa. Ognuno di noi cerca giustamente la maniera migliore per fronteggiare psicologicamente ed emotivamente questa sfida quotidiana che ci impone una resilienza costante, di cui ancora in molti, persino all’interno del nostro ambito familiare e sociale, continuano a sminuire il peso.

Sono ormai numerosi gli studi che evidenziano gli effetti psicologici che razzismo e discriminazioni possono avere sui soggetti coinvolti, considerati come generatori di abusi e traumi emotivi che si manifestano attraverso attacchi di panico, ansie e altre forme di disturbi post traumatici da stress che possono incidere negativamente sulla salute psico-fisica dell’individuo. A questo si aggiunge l’impossibilità di trovare un conforto, anche psicologico, in persone adeguatamente preparate, che accresce quel senso di solitudine e di frustrazione che è talvolta difficile riuscire a canalizzare in azioni che riescano a compensarne il carico emozionale.

L’obiettivo di questo post non è certo quello di fare un corso accelerato di psicologia, né quello di dipingerci come dei casi clinici patologici, ma questa premessa è fondamentale per comprendere lo stato d’animo che molti di noi hanno in questo periodo, in cui si alternano momenti di rabbia in cui si vorrebbe spaccare il mondo a istanti di rassegnazione nei quali si va avanti con la propria vita di tutti i giorni, anche per spirito di sopravvivenza; in cui si passa dal senso d’impotenza perché si vede la situazione aggravarsi e sfuggire a tutti di mano alla voglia di reagire con gesti eclatanti per non sentirsi inermi di fronte a quel che accade. Continua a leggere

Tra calcio e identità

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Ammetto di non essere un’amante del calcio e di non aver seguito molto questi mondiali, ma confesso anche che è stata l’unica cosa dopo un bel po’ di tempo ad avermi spinto a condividere qualche riflessione, perché negli ultimi mesi il mio interesse per il dibattito italiano, decisamente rabbioso e violento, è proprio caduto ai suoi minimi storici.

Innanzitutto rimpiango che l’Italia non si sia qualificata perché una sua partecipazione ai Mondiali ci avrebbe risparmiato un sacco di uscite mediocri e di reazioni scomposte da parte di ampie fasce della popolazione italiana in questa bella estate calcistica. Mi riferisco al fatto che molti di coloro che passano buona parte del loro tempo a seguire la squadra del cuore, in questo caso gli Azzurri, a sfogare le proprie frustrazioni contro le tifoserie avversarie, a litigare al baretto sulla legittimità di un fallo o di un fuorigioco, o a inveire contro l’arbitro venduto di turno, quest’estate non hanno avuto una ceppa da fare e si sono riconvertiti in urlatori da tastiera. Continua a leggere

Oggi l’Italia è un buco “nero”!

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Mappa delle aggressioni fasciste in Italia dal 2014 al 2018, consultabile e interattiva su google maps

Sono giorni che prendo un gran respiro prima di esternare la mia opinione su ciò che vedo accadere in Italia, ma poi i miei pensieri restano bloccati in gola e invece di uscire scendono fino allo stomaco, dove esplodono in una sorta di nausea che, alla fine, m’impone un silenzio terapeutico. Sì, perché i bersagli in questo caso non sono solo sei e le ferite non si limitano a quelle fisiche.

Ho bisogno di silenzio per leccare anche le mie di ferite, quelle che provengono dall’amara consapevolezza che chiunque di noi, detentore di un tasso di melanina troppo elevato perché possa passare inosservato, avrebbe potuto trovarsi al posto di una di quelle vittime. Ma la paura che ti ghiaccia il sangue e ti fa sudare freddo, per te e i tuoi cari, quando senti una notizia del genere, è qualcosa che in pochi riescono a capire. È una sensazione che va ben oltre lo choc iniziale per una notizia di cronaca così agghiacciante. È un’angoscia che resta incastonata nel cervello e della quale non riesci a liberarti durante la giornata, né la notte quando cerchi di chiudere gli occhi girandoti nel letto e realizzi che i timori maturati da qualche tempo si sono alla fine materializzati. Continua a leggere

Black lives matter, ma solo alcune però!

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Tempo fa ho letto un interessante articolo sulla rivista online NOFI intitolato “Black lives matter, really?” (Le vite dei neri contano, davvero?) in cui l’autrice metteva in evidenza l’ipocrisia delle comunità nere occidentali che si mobilitano per la difesa dei loro diritti in casa, ma dimenticano le violenze e le ingiustizie subite da altri neri altrove.

Una sorta di immobilismo che determina due categorie di esistenze: le vite che contano e quelle per le quali neanche i propri fratelli muovono un dito.

blm2Penso ad esempio al Brasile, dove i soprusi e gli omicidi dei neri da parte delle forze dell’ordine sono forse persino più frequenti che negli Stati Uniti; alla Mauritania e ai paesi del Golfo, dove molti neri vivono in uno stato di vera e propria schiavitù da parte dei padroni arabi protetti e coperti dai rispettivi governi; ai Caraibi e ad alcuni paesi africani, dove il turismo sessuale, anche minorile, attira tantissimi occidentali che sfruttano il disagio sociale ed economico locale per soddisfare i propri desideri perversi.

Non sono vite di neri pure quelle? Continua a leggere

Vivere con molteplici identità

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Nel momento in cui vi scrivo mi trovo a circa 5.000 chilometri di distanza, in un luogo che per molto tempo ha rappresentato per me una meta spaventosa e ambita allo stesso tempo, una presenza quasi immaginaria e constante che ha accompagnato la mia esistenza per oltre trent’anni di vita e verso la quale, un giorno di tre anni fa, ho deciso di lanciarmi.

La Costa d’Avorio è il luogo dove tutto ha avuto un nuovo inizio, dove le domande che mi inseguivano con insistenza fin dalla più giovane età hanno finalmente trovato risposta e dove il tortuoso percorso alla ricerca della mia identità ha raggiunto una delle tappe più importanti, pur essendo consapevole che questo viaggio introspettivo non sia ancora giunto al suo termine e forse, mai lo sarà.

Posso semplicisticamente suddividere la mia vita da figlia di coppia mista, nata e cresciuta in Italia con origini ivoriane, in una serie di fasi simboliche rispetto alla mia esperienza di vivere con un’identità multiculturale e multirazziale in un mondo che tende sempre più a porre limiti geografici e identitari all’interno dei quali rinchiuderci. Continua a leggere