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Giusto per capirci al volo, quando dite che, con tutte le cose che succedono e che si dovrebbero fare per contrastare il razzismo, è superficiale e ipocrita pensare di rimuovere i film, abbattere le statue ed eliminare i cioccolatini, credo che vi manchi qualche pezzo fondamentale del puzzle.

Ricontestualizzare un film d’epoca come “Via col vento”, che glorifica la schiavitù e il razzismo ed è impregnato di stereotipi offensivi che perdurano tutt’ora nell’immaginario collettivo, non è una censura, ma una scelta di responsabilità culturale che la HBO ha deciso di mettere in atto tenendo conto dell’attuale contesto storico e delle diverse sensibilità di cui è composta oggi la società statunitense. Rendersi conto di quanto un passato storico condiviso possa essere doloroso, soprattutto per una parte della società, e fornire gli strumenti per conoscerlo e comprenderlo adeguatamente, senza mistificazioni, è un passo importante per rimetterlo in discussione e avere coscienza di quanto esso incida ancora sul nostro presente, nonché un buon punto di partenza per ripensare il nostro futuro.

Il film tornerà disponibile nel catalogo di HBO Max con «una discussione del suo contesto storico e una denuncia di quelle descrizioni» e non verrà tagliato o modificato perché «sarebbe come sostenere che quei pregiudizi non sono mai esistiti». Se poi qualcuno volesse pure dare una rivisitatina al doppiaggio italiano con i suoi “zi badrone!” da vomito, non sarebbe proprio una cattiva idea!

statua

Decidere di eliminare le statue di razzisti, colonizzatori e schiavisti che hanno massacrato, stuprato, seviziato, venduto, mutilato, annientato corpi neri in nome della loro presunta superiorità, non vuol dire cancellare il passato, ma smettere di glorificarlo. È un passato che esiste, ma di cui dovremmo provare vergogna. Una statua rappresenta un omaggio, una commemorazione, un segno di rispetto nei confronti di un personaggio rilevante per la collettività. Queste persone non meritano questi onori e dovrebbero essere ricordate per i crimini orrendi che hanno commesso, non certo rappresentare l’esaltazione di una cultura razzista e abusiva. Il fatto che molte persone non capiscano quale sia il problema è perché forse hanno dimenticato (o non hanno mai studiato) la storia e non sarà certo una statua a ricordargliela. Per tutti gli altri, è come un dito secolare in una piaga che non si è mai realmente cicatrizzata.

morettiMa addirittura i cioccolatini? Beh, anche loro hanno una storia e questa storia ha uno stretto legame con lo stesso passato. Avrete sicuramente sentito parlare in questi giorni dei moretti, simpatici dolcettini sicuramente gustosissimi. Qualcuno penserà che è un’esagerazione definirli razzisti, ma mi viene il dubbio che forse non sappia la ragione per la quale si chiamano in questo modo.

Il loro nome alternativo è ne*retti e deriva da una lunga tradizione di appellativi orribili. In Danimarca, da cui si dice provenga la ricetta, questo dolcetto veniva chiamato negerbolle (piccolo pane ne*ro) o negerkys (bacio di ne*ro”), in Germania o nella Svizzera tedesca mohrenkopf (testa di Moro) o negerkuss (bacio di ne*ro), nelle Fiandre negerinnetetten (seni di ne*ra), nei Paesi Bassi negerzoenen (baci di ne*ri), in Francia tête-de-nè*re (testa di ne*ro). Molti di questi nomi sono stati nel tempo riconosciuti come razzisti e quindi modificati con espressioni meno offensive, ma i produttori dei moretti non hanno voluto fare neanche un minimo sforzo in tal senso e hanno preferito bloccarne la vendita piuttosto che cambiarne il nome! Non sarà una grande perdita e ce ne faremo una ragione.

MainAnvers

E che dire delle mani di Anversa? Forse non tutti le conoscono, sono un tipico dolcetto belga che rappresenta delle piccole manine nere di cioccolato. Ora, pensando a mani nere mozzate e al Belgio, non vi viene in mente nessuno? Un certo re Leopoldo II di Belgio che aveva l’abitudine di far tagliare le mani agli africani nel suo “Stato indipendente del Congo” e di cui si vorrebbero abbattere le statue? Non so perché ma mi sembra ci sia un macabro legame che unisce film, statue e cioccolatini, ma forse sono io che vedo il razzismo dappertutto.

Lo so già che voi direte, ma che c’entra tutto questo con l’Italia? Ebbene, l’Italia purtroppo è in una fase ancora più embrionale. Non ce la fa nemmeno ad ammettere il suo triste passato e ad affrontarlo con onestà intellettuale. Consideriamo ancora la nostra storia coloniale e razzista come un inceppo storico, invece di inserirla in un continuum che arriva fino ai giorni nostri. Ci piace pensare di essere migliori degli altri fingendo di non essere stati responsabili di soprusi e depravazioni vergognose nei territori africani, come se il nostro immaginario non fosse costellato da idee di superiorità intrinseca e denigrazione dell’altro. Non ci rendiamo neanche conto di quanto tutto questo abbia lasciato degli strascichi dolorosi sul percorso del nostro paese e quale sia l’impatto presente che esso ha sul nostro vivere collettivo e sulla nostra cultura.

È arrivato il momento (già da un bel po’ in realtà) di fare i conti con la nostra storia, forse così arriveremo al punto di evitare polemiche sterili su questioni di buon senso talmente evidenti che non dovrei nemmeno star qui a scriverne.

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