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ius soli

Quando penso alla mia città vedo Roma, nonostante abbia deciso di vivere altrove e mi piaccia considerarmi una cittadina del mondo. Ho avuto la fortuna di poter vivere all’estero in diversi paesi, di viaggiare parecchio in Europa e in altri continenti, ma quando mi chiedono di dove sei, rispondo di Monteverde.

Ho frequentato le elementari, le medie e le superiori nel mio quartiere, a cinque minuti a piedi da casa, e quando rientro per le vacanze mi sembra di non essere mai partita. Maurizio della pizza al taglio, la vecchietta del tabacchi, la signora della farmacia, quella della cartoleria, la ragazza dell’erboristeria, il gestore della ristorante e i vicini nel palazzo di mamma che mi chiedono come va la vita, non mi vedono da tanto tempo, ma sono una figlia del quartiere. Tutti i monteverdini sanno che non  c’è un posto più verde di questo: a due passi da Villa Pamphili dove portavo a spasso il cane, a cinque da Villa Sciarra dove ricordo le passeggiate con mia nonna, a dieci dal Gianicolo dove passavo le serate con gli amici seduta a cazzeggiare guardando la magnificenza della mia città.

Ripenso ai viaggi sul 44 per raggiungere il centro o Trastevere, dove mia mamma insegnava tutte le mattine e mi portava talvolta con sé a fare la spesa al mercatino di Piazza San Cosimato, tanti ricordi in questo quartiere che mi ha visto crescere da bambina ed accolto qualche anno dopo nelle serate di festa, tra le piazze quando mancavano i soldi e condividevamo una bella Peroni sulle scalette di Piazza Trilussa o al San Calisto, nei pub quando le tasche erano un po’ più piene.

Penso agli anni delle tag e dei graffiti con gli amici di Montagnola, quelli della musica tecno al centro sociale Pirateria di Ostiense, degli studi all’Univerità di Roma 3 e dei pomeriggi al parchetto degli aranci. Il Circo, i Fori, il Forte, la Strada, questi ed altri luoghi che hanno segnato la mia adolescenza, il mio percorso di giovane donna, tra amici e conoscenti, crisi esistenziali e successi personali, lotte e manifestazioni, pianti e risate, abbandoni e conquiste, dubbi e certezze. La vita insomma…

Senza dimenticare il Trullo, cornice popolare dei successi e delle delusioni sportive che mi hanno portato ad indossare la maglia n. 5 della Nazionale giovanile di basket, accompagnata da quella sensazione di orgoglio che si prova nel dare il 100% per la propria squadra e il proprio paese, nonostante già a 15 anni non mancassero le offese di genitori e tifosi per il colore della pelle.

Questa pelle scura, forse un po’ troppo per alcuni, che rivela un’origine straniera, talvolta estranea, a chi vuole trovare il pelo nell’uovo. Fortunatamente, grazie alla mia mamma italiana, ho avuto il privilegio di essere legalmente considerata una cittadina italiana, con tutti i doveri e diritti che questo comporta.

Certo, sono sempre stata un po’ diversa dagli altri: quando andava di moda Eins, Zwei, Polizei e tutti ballavano facendo il saluto fascista non mi divertivo alle feste, quando passavano “vorrei la pelle nera” di Nino Ferrer e tutti mi guardavano con quel sorrisetto che lasciava intendere “questa è per te!” li avrei sbattuti tutti al muro con un’onda sismica, o quando mi dicevano che i miei risultati sportivi erano merito del mio colore (e non delle decine di ore passate ad allenarmi 7 giorni su 7, 12 mesi su 12) li avrei gettati in una miniera di carbone, ma a parte questo chi avrebbe il coraggio di dire che non sono romana de Roma, anzi Monteverdina doc?

italia-sono-anchioNon sono certo qui a tessere le lodi della mia vita, ma vorrei portare una testimonianza in favore di tutti coloro che ancora oggi sono considerati cittadini di serie B. Tutti i fratelli e le sorelle che, pur essendo nati e cresciuti in Italia, avendo vissuto esperienze magari simili alla mia, sentendosi italiani per il loro vissuto in questo paese, devono ancora battersi per veder riconosciuto loro un diritto fondamentale come quello della cittadinanza. Non potranno mai giocare in Nazionale pure fossero dei talenti stratosferici e non potranno mai viaggiare liberamente alla ricerca dei propri sogni come ho fatto io.

L’identità si crea giorno dopo giorno sulla base delle nostre esperienze e non solo delle nostre origini, vivere e crescere in Italia ci fa sentire italiani. Con la testa e con il cuore apparteniamo a questo paese che vi piaccia o no!

 

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