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Parigi, Bamako, Ouagadougou, Grand-Bassam, Bruxelles. 5 attentati in 4 mesi. A questi si aggiunge lo sventato attentato di lunedì scorso all’albergo Nord Sud di Bamako, in Mali, base di 600 militari dell’Eutm, missione di addestramento dell’Unione Europea per le forze di sicurezza locali. Mi soffermo su questi perché un elemento in particolare li accomuna tutti: il bersaglio sono gli europei. In Africa come in Europa.

Ma perché ce l’hanno tutti con noi? Sembra che questi terroristi ci detestino più di quanto odino gli americani, e cazzarola ce ne vuole… In ogni caso, ma che c’entra l’Africa? I terroristi islamici non stavano in Medio Oriente? Non erano tutti arabi e barbuti? Oggi sono anche neri, bianchi, giovani, europei, rasati e con i jeans. Cos’è cambiato?

Tutti dicono che siamo in guerra, ma a dire il vero ripetono questa solfa dal 2001. Da quando Mr Bush ha lanciata la famigerata guerra internazionale al terrorismo dopo l’attacco alle Torri gemelle.

Sono passati 15 anni da quella data e a me pare che stiamo messi peggio di prima! Per tentare di rispondere alle domande bisognerebbe capire cos’è successo in questo arco di tempo.

Riassumo brevemente:

2001 – inizia la guerra in Afganistan in seguito alla quale viene fatto fuori Osama, e olé!

2003 – inizia la guerra in Iraq grazie alla quale viene fatto fuori Saddam, e olé!

2010/2011 – Esplodono le primavere arabe, soprattutto:

  • in Tunisia, dove Ben Ali lascia il potere per poi rifuggiarsi in Arabia Saudita (dov’è tutt’ora), e olé!
  • in Egitto, dove Osni Moubarak lascia il potere (e non si sa bene che fine abbia fatto), e olé!
  • in Libia, dove è catturato e ucciso Mu’ammar Gheddafi, e olé!
  • in Siria, dove non va poi così bene e Bashar al-Assad resta al potere, ma vabbé ci riproveremo più in là!

Praticamente un decennio dedicato alla destituzione dei despoti, dall’interno e dall’esterno, con l’obiettivo di realizzare delle svolte democratiche in territori strategici del Nordafrica e del Medio Oriente. Sembrerebbe quasi un gratta e vinci: se stani un dittatore con la sua equipe vinci una democrazia! Ma saremo più fortunati in amore, evidentemente.

A seguito delle primavere il numero di attentati nella regione si è intensificato fino a raggiungere, ad oggi, parecchi territori africani e persino il cuore dell’Europa. Non dico certamente che in alcune di queste zone non ci fossero già in precedenza organizzazioni terroristiche attive e pronte a destabilizzare i deboli equilibri geopolitici, ma è come se con le rivolte e la morte di Gheddafi esse si fossero rafforzate e avessero iniziato un’avanzata apparentemente inarrestabile.

Sulla scia delle rivolte e negli spazi lasciati scoperti dai vecchi tiranni, l’integralismo ha iniziato a strisciare lungo le vie del deserto, da est a ovest. Quindi, dopo anni di guerra al terrorismo e rivolte pseudo popolari, le cose sono cambiate, ma sostanzialmente in peggio:

  • Al-Quaeda è ancora radicato in territorio afgano devastato da guerre e conflitti interni, ma opera direttamente o attraverso affiliazioni anche in Iraq, in Siria, nella Penisola araba, in Pakistan e in Nordafrica;
  • lo Stato Islamico avanza prepotentemente tra Iraq e Siria, ha raggiunto anche l’Egitto e la Libia che nel frattempo hanno perso il loro ruolo di mediatori nell’area, anche rispetto alla continuamente critica questione israelo-palestinese.

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Nel frattempo in Africa…

Il terrorismo si è mescolato ai conflitti etnici e alle sanguinose lotte di potere, favorito da governi deboli e corrotti. I gruppi si sono alleati e sostenuti, mentre le forze internazionali si sono insediate nei territori per contrastare la loro avanzata, a quanto pare, con scarsi risultati:

  • l’Aqmi, costola magrebina di al-Qaeda, dopo essersi insinuato in Tunisia, Algeria e Marocco ha iniziato la sua discesa verso sud attraverso il deserto del Sahel, una fascia arida all’estremità meridionale del deserto del Sahara che si estende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso. Qui, grazie alle reti di contrabbando e ai sequestri ha accumulato immense ricchezze per finanziare la jihad e sfruttando situazioni di instabilità, come la guerra in Mali del 2012, ha intensificato i rapporti con i gruppi locali e stabilito nuove alleanze;
  • Al–Mourabitoun e Ansar Dine sono miliziani islamisti provenienti dalla Mauritania e dal Mali che collaborano con l’Aqmi per la destabilizzazione dell’Africa occidentale;
  • i Boko Haram della Nigeria, che sono ormai riusciti a consolidare le loro azioni anche in altri paesi come Benin, Niger, Camerun e Ciad, sono ufficialmente alleati dello Stato Islamico;
  • Al-Shabaab, cellula somala di al-Qaeda, accresce la sua influenza nella parte orientale del continente, si finanzia anche con assalti e traffici illeciti nel deserto e con la pirateria marittima e ha già raggiunto il Kenya, la Tanzania e l’Uganda.

In sostanza, i due principali gruppi del terrorismo jihadista, lo Stato Islamico e Al-Qaeda, dopo essersi imposti in medio Oriente anche grazie all’anarchia causata dalle nostre invasioni “antiterroristiche”, si contendono la fedeltà dei vari gruppi jihadisti africani che avanzano a grandi passi nel continente.

Ora ditemi come potevamo immaginare che sarebbe successo tutto questo, mica siamo degli strateghi noi, cioè noi aiutiamo i popoli a liberarsi dai dittatori e a diventare democratici, ma se poi loro si fanno invadere dai jihadisti mica è colpa nostra. Insomma, noi gli offriamo supporto logistico e di intelligence, li riforniamo di armi aiutandoli anche militarmente in caso di necessità, sorvegliamo le loro elezioni e partecipiamo alle fasi di transizione per mettere al governo qualcuno di simpatico, e loro che fanno, ci attaccano alle spalle e ci inviano pure migliaia di migranti e rifugiati che non sappiamo proprio dove mettere? Infami bastardi!

Noi però mica possiamo ritirarci dalla lotta, perché a Roma si sa di chi saremmo figli poi! E allora finisce che siamo talmente concentrati sul diversivo dei profughi che sigliamo pure un accordo miliardario con quell’altro pazzo esaltato turco che si trova, tra l’altro, alle porte del terrore… well done! Tanto poi facciamo sempre in tempo a cascare dal pero!

Nel frattempo ci installiamo in pianta stabile nei territori caldi, blindiamo le nostre città e dal solito pero ci chiediamo perché i jihadisti ci hanno presi di mira. Sarà che siamo un po’ invadenti per caso? Fooorse un pochino, ma purtroppo non solo. Secondo me la ragione è che sono ipocriti e opportunisti come noi, ossia, il nostro neocolonialismo mascherato da supporto strategico, mascherato da guerra al terrore è uguale alla loro ingordigia mascherata da guerra contro gli invasori, mascherata da giustizia divina. Tutti cercano una cosa sola: il fafiot, come dice il mio cinico amico ivoriano, la grana diremmo noi. Potere e controllo su tutti, senza distinguo di colore e credo, punto.

Se non fosse così vorrebbe dire che dopo 15 anni non abbiamo capito una ceppa del nostro nemico, di ciò che accade nel mondo e di quali siano le conseguenze delle nostre azioni, ma non posso credere che tutti questi cervelloni che ci governano, pagati con i miliardi che potrebbero sfamare tutti i profughi e le vittime che hanno creato con le loro scelte, siano così naif. Non è plausibile.

Allora qual è la soluzione? Creiamo il gruppo degli imperialisti anonimi? Sicuramente andrebbe deserto. In alternativa potremmo renderci conto che tutto nasce nei luoghi che abbiamo contribuito a destabilizzare, e questo vale anche quando si tratta di quei giovincelli che sembrano pure carini e normali, che hanno il passaporto UE e ci colpiscono dall’interno. Fanatici disadattati li definirei, ma reclutati sulla scia delle nostre scelte fallimentari di emarginazione sociale in casa e di bombardamenti altrove. Potremmo attivare la funzione dell’empatia a distanza, anche se gli specialisti dicono che non funziona, ossia riconoscerci anche nelle morti lontane, nelle vittime di Boko Haram, Al-Shabaab e Al-Aqmi, nei mussulmani trucidati dai loro nemici estremisti, nei sopravvissuti che scappano dall’orrore del sangue, non tanto per sentirci più umani (sarebbe pretendere troppo), ma per puro spirito di sopravvivenza. Capire che il terrore che loro vivono oggi è ciò che ci aspetta domani se non ci impegneremo a sconfiggerlo nella sua essenza, senza doppi fini che sanno di petrolio, coltan e diamanti.

Peace!

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