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il-gioco-del-migrante.jpg w=529È uscito da qualche mese un nuovo gioco di società che sembra aver conquistato in breve tempo l’Europa, si chiama il gioco del migrante e potremmo definirlo come un gioco dell’oca rivisitato, ma sono necessari molti più partecipanti e si smuovono molte più pedine. Come quest’ultimo, le regole sono poche e semplici: il numero massimo di giocatori è 28, i partecipanti devono obbligatoriamente far parte della Fortezza Europa, si tirano i dadi a turno (anche se c’è un ordine di lancio che prevede la Germania in testa, seguita da Francia, Italia e gli altri a seguire), si avanza sulle caselle e si muovono le pedine che devono necessariamente rappresentare profughi o rifugiati, perché i migranti economici sono rigorosamente proibiti.

La partita attuale si presenta così: la Germania avanza di due caselle e i profughi che entrano possono restare; l’Ungheria ritorna al via e li caccia tutti; gli altri paesi dell’est saltano un turno e li lasciano in attesa alle frontiere; l’Italia e la Grecia sono quasi alla fine, ma non beccano mai il numero esatto, quindi saltellano avanti e indietro dal traguardo, mentre gli altri giocatori li sfottono per la sfiga e il via vai di barconi continua; l’Austria rilancia i dadi e accoglie a braccia aperte quelli che arrivano, perché vuole essere riconoscente per la propria fortuna al tavolo; la Francia partecipa, ma vuole finire in fretta perché ha lasciato in sospeso una partita di Risiko! con Stati Uniti, Russia, Cina e Democratia ed è lì che si scommettono e si vincono dei bei soldi!

Risiko[1]In effetti, gli obiettivi degli altri quattro giocatori di Risiko! sono chiari, anche se dovrebbero restare nascosti: gli Stati Uniti vogliono mettere i loro carri armati ovunque, conquistare e controllare un po’ tutto il suolo calpestabile della tavola, sono disposti a creare alleanze, a fare qualche concessione, ma chiedono in cambio supporto e via libera; la Russia sta lì apparentemente per creare scompiglio, muove un carro armato qua e uno là, giusto per irritare l’avversario e ostacolare la sua avanzata, ha una strategia più riflessiva e attende con calma il momento propizio per conquistare ciò che vuole, piccoli territori strategici con il minimo sforzo; la Cina sembra non aver capito un cazzo del gioco, ma zitta zitta s’intrufola un po’ ovunque con la sua tattica confusionaria capital-comunista e piazza bandierine rosse su cui spicca la scritta made in PRC; Democratia è sfortunata al gioco (secondo me anche in amore) ed è il classico pollo da spennare, non ha una tattica, non conosce le regole e, in realtà, non voleva neanche partecipare, ma le hanno detto che senza di lei i compagni del gioco del migrante non avrebbero mai approvato questa partita illegale senza limiti di puntata, quindi ha accettato.

Prima della pausa, con la solita fortuna del principiante, era riuscita a conquistare qualche zona apparentemente insignificante, ma notando l’accanimento di Francia e Stati Uniti sui suoi territori, si era detta che forse doveva proteggerli, se non altro per ripicca. Ciononostante, gli Stati Uniti erano riusciti a fotterle una parte del Medio Oriente, in ultimo la Siria, che si sarebbero disputati probabilmente con la Russia al prossimo giro. Nel frattempo la Francia le aveva tolto quasi tutta l’Africa occidentale, ad eccezione del Burkina Faso, poiché la sua strategia mirava principalmente a difendere il territorio che le era stato assegnato come obiettivo di gioco: il continente africano.

Ora, sono tutti in attesa che la partita del migrante al tavolo dei dilettanti si concluda come al solito a tarallucci e vino e che la Francia riprenda il suo posto al tavolo dei magnifici 5. Se non si trattasse di un gioco, potrebbe sembrare che gli allegri partecipanti si spartiscano caselle e pedine secondo una logica di quote e ipotetiche probabilità di guadagno, in uno scenario da guerra fredda allargato, in cui emergono rigurgiti coloniali sparsi qua e là, ma fortunatamente tutto ciò è ben lontano dalla realtà, quindi che vinca il migliore!

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