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In questi giorni è stato diffuso un video che ha creato molte polemiche ed alimentato un dibattito, alquanto sterile, sul diritto dei neri italiani di poter liberamente manifestare il proprio dissenso. Le immagini riprendono una ragazza nera, dal chiaro accento milanese, che sfoga la sua rabbia contro le forze dell’ordine in occasione dello sgombro di una casa occupata nel quartiere San Siro, a Milano.

Nera-Poliziotto

I giornali titolano: “Così l’immigrata rispetta il poliziotto”, “Africana insulta il poliziotto”, “Africana abusiva insulta agenti” e così via.

Perché nessuno si è accorto che la ragazza è italiana? Perché è stata dipinta come una straniera immigrata e abusiva?

Il problema è che esiste in Italia una certa riluttanza ad accettare il fatto che un nero possa essere anche italiano, come se le due cose si escludessero automaticamente a vicenda. Nonostante vogliano farci credere che questo tipo di rifiuto sia dovuto al carattere di novità di questo fenomeno (si sente dire spesso che gli italiani non sono abituati al meticciato perché è un fenomeno recente), la realtà è che tale atteggiamento ha delle radici storico-culturali ben più profonde e antiche.

Non voglio dilungarmi troppo sui percorsi storici, ma credo che qualche cenno sia d’obbligo.

Tutto nasce dalla teoria dell’origine camitica degli italiani (ossia che gli italiani abbiano origini africane) che è stata ripresa e divulgata negli Stati Uniti agli inizi del Novecento durante la migrazione massiccia di italiani nel nuovo continente. In questo periodo si verificò un’africanizzazione degli immigrati italiani, prima di quelli provenienti dal Sud e poi di tutti gli altri, basandosi sull’ipotesi della presenza di sangue africano in alcune comunità insulari italiane. Questa ipotesi, è stata interpretata negli Stati Uniti secondo la regola della one drop rule, quindi sei considerato nero se hai anche una sola goccia di sangue africano. Ecco perché si sente spesso dire che, in quegli anni, gli italiani erano considerati come neri.

Questo aspetto è strettamente collegato al ruolo coloniale dell’Italia in Africa, dove nel frattempo andavano diffondendosi forme di meticciato tra i cittadini e i sudditi dell’Impero, ossia tra i colonizzatori e i colonizzati. L’idea di un’origine africana degli italiani e la presenza di meticci nelle colonie si contrapponeva all’idea di purezza e di gloria dell’Italia Fascista, determinando una politica di rivalorizzazione basata sullo “sbiancamento” dell’identità italiana. Iniziò così a delinearsi il mito della “bianchezza” italiana, come confermato dal Regio decreto del 1937 che vietava la mescolanza razziale nelle colonie.

Ora, l’assenza di un revisionismo storico sul colonialismo, che metta in risalto anche questi aspetti strettamente connessi con il presente, fa emergere uno dei limiti più forti degli studi e delle politiche legate al razzismo in Italia, ossia l’idea che il razzismo si manifesti in casi isolati e dipenda principalmente dall’ignoranza, senza tenere invece conto del fatto che sia fortemente legato ad un percorso storico attraverso il quale si è andata definendo negli anni l’identità italiana.

Le reazioni al video di questa ragazza rappresentano la versione contemporanea di un filo storico che cerchiamo di negare, rilegando nel presente, nel nuovo, nella società multiculturale, lo strano fenomeno dei neri italiani. Questo non rappresenta un caso isolato, ma fa emergere un’esperienza condivisa da tutti gli afroitaliani, poiché la società mette continuamente in relazione l’identità italiana con la negazione della “nerezza” e con un’indiretta affermazione di “bianchezza”.

Vorrei però precisare che dal mio punto di vista, in quanto afroitaliana, non associo al termine “straniero” o “immigrato” una connotazione negativa e, anzi, rivendico con forza la mia appartenenza ad un patrimonio culturale altro, diverso. Tuttavia, voglio però anche sottolineare fermamente la mia italianità.

Io, come la ragazza del video, sono e mi sento italiana per tanti motivi, ma soprattutto perché considero l’Italia come il mio paese. Quello che emerge dal video, dal mio punto di vista, è una partecipazione attiva della ragazza alle questioni sociali e politiche della sua città. Nonostante i suoi metodi possano essere discutibili, il suo obiettivo è quello di contribuire al cambiamento di questo paese e credo che solo un vero cittadino, non tanto sulla carta quanto nel senso di appartenenza, possa agire in questo modo e quindi, come tale, andrebbe riconosciuto.

Inoltre, la questione dell’accento milanese mi sembra rilevante per sollevare un altro punto legato alla questione dell’appartenenza. Se la lingua è l’espressione di un popolo e di una cultura, il fatto di padroneggiare l’italiano, che è la nostra lingua madre, persino con inflessioni dialettali, conferma la nostra appartenenza a un tessuto sociale nostrano, collegato al territorio in cui viviamo.

Se non fossero passate le immagini, ma solo l’audio, nessuno si sarebbe posto il problema, quindi, forse, sarebbe il caso di dedicare maggiore attenzione a ciò che abbiamo da dire in quanto afroitaliani, piuttosto che soffermarsi solamente sul colore della nostra pelle!

Qui trovate il video: http://video.repubblica.it/embed/edizione/milano/sgomberi-a-san-siro-la-ragazza-insulta-il-poliziotto/184667/183523&width=320&height=180

Riferimenti: “Gli italiani sono bianchi? Per una storia culturale della linea del colore in Italia”di Tatiana Petrovich Njegosh, contenuto in Parlare di razza. La lingua del colore tra Italia e Stati Uniti. A cura di T. P. Njegosh e A. Scacchi, Ed. Ombrecorte, Verona, 2012. Disponibile anche in PDF scaricabile gratuitamente on-line.

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