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Con il termine afrofobia si definiscono una serie di atteggiamenti e sentimenti negativi verso le persone nere o di origine africana che possono dar luogo a discriminazioni o violenze razziste, fisiche e verbali, in base al colore della pelle, all’origine etnica e alla nazionalità. Come altre forme di intolleranza nei confronti di minoranze, l’afrofobia tenta di disumanizzare un intero gruppo di individui privandoli della loro dignità.

Lo scorso 20 febbraio si è tenuta presso il Parlamento Europeo un’audizione intitolata “Aphrophobia in the EU“, organizzata dai deputati europei Jean-Jacob Bicipite, Jean Lambert e Philippe Lamberts (Gruppo dei Verdi/Alleanza Libera Europea), in collaborazione con la Rete Europea contro il Razzismo (ENAR) e la Coalizione Europea delle Città contro il Razzismo (ECCAR).

5436be67edL’obiettivo era porre l’accento su una specifica forma di razzismo che colpisce i neri in Europa, l’afrofobia, attraverso l’intervento di deputati e funzionari della UE, organizzazioni della società civile, artisti e accademici.

L’incontro è nato dalla necessità di acquisire, a livello europeo, una maggiore consapevolezza rispetto alle discriminazioni razziali e agli stereotipi di cui sono vittime le persone di origine africana e i neri europei, sottolineando l’importanza di azioni politiche concrete volte a migliorare le condizioni di vita dei 7-12 milioni di neri residenti in Europa.

L’audizione è stata divisa in 3 sessioni: modelli specifici di razzismo; strategie da mettere in campo attraverso le ONG, l’arte e i media; azioni politiche a livello locale, nazionale e comunitario.

I punti centrali che sono emersi dalle varie sessioni riguardano aspetti che sono stati in parte affrontati anche all’interno di questo blog e che possono essere sintetizzati nel modo seguente:

Lacune storiche – Il colonialismo è studiato e analizzato in maniera superficiale e questo è all’origine di una scarsa consapevolezza da parte degli europei circa le sue influenze sulle dinamiche legate all’afrofobia. Una sorta di amnesia collettiva che, nell’immaginario comune, ridimensiona le conseguenze di un filo conduttore tra passato coloniale e attuali problematiche razziali.

Inadeguata tutela dei diritti – La tolleranza nei confronti di atteggiamenti razzisti si manifesta anche attraverso inadeguati e poco efficaci strumenti che penalizzino e contrastino crimini o discriminazioni razziali. Affermazioni dispregiative legate alla razza sono spesso legittimate facendo ricorso alla libertà di espressione e non sono percepite come espressioni di odio razziale. Molte vittime preferiscono non denunciare i colpevoli a causa della consapevolezza di non essere adeguatamente ascoltate e tutelate.

Invisibilità nei media – La scarsa visibilità dei neri europei nei media è evidente. Nelle poche occasioni in cui sono presenti essi sono rappresentati come criminali, indigenti, caricature di loro stessi o i loro corpi vengono strumentalizzati come nella moda o nello sport. La pubblicità non riconosce la bellezza della donna nera, presentando modelle nere con la pelle schiarita o modelle bianche in blackface.

Invisibilità sociale – Il razzismo è un tabù. Si riscontra una grande difficoltà ad ammettere la sua diffusione crescente e non esistono dati ufficiali che offrano un quadro realistico sulla presenza dei neri in Europa. Vi è una difficoltà a verbalizzare l’esistenza dei neri anche attraverso l’utilizzo di espressioni ritenute politicamente corrette come “persone di colore”.

Mancato riconoscimento – Le persone nere o di origine africana sono viste come degli invasori, trascurando il fatto che molti di essi sono in realtà cittadini europei che non dovrebbero essere considerati come componenti straniere all’interno delle società di appartenenza.

Ma arriviamo all’Italia: L’ex Ministra dell’Integrazione, Cécile Kyenge, avrebbe dovuto prendere parte all’incontro, tuttavia, la caduta del Governo Letta ha reso impossibile la sua partecipazione. Tale assenza potrebbe simbolicamente rappresentare il silenzio delle istituzioni italiane e lo scarso apporto di riflessioni e contenuti del nostro paese rispetto a tali tematiche.

Difatti, il termine afrofobia è ancora sconosciuto nella lingua italiana e, ad eccezione di All TV, nessun media italiano sembra aver dato spazio all’audizione, nonostante la realtà dei fatti richiederebbe una costante e profonda sensibilizzazione della società su tale forma di razzismo, come dimostrato dalle più recenti offese pubblicate sul web a seguito dell’esclusione della Kyenge dal nuovo Governo Renzi.

Mi riferisco ad esempio ai commenti di utenti del web che invierebbero la ex Ministra in un circo o in uno zoo o che auspicherebbero di vederla sbranata dai leoni in Africa, stuzzicati dalla geniale campagna di Salvini intitolata “salviamo la Kyenge”, con la quale il Segretario leghista intendeva ironicamente trovarle una nuova occupazione poiché, essendo una donna nera, sarebbe stata l’unico Ministro della storia italiana a restare disoccupata!

In questo scenario, la scomparsa del Ministero dell’Integrazione mostra una controtendenza regressiva rispetto alle posizioni e alle esigenze che sembrano diffondersi in Europa e spegne nuovamente i riflettori sull’urgente necessità di riconsiderare le nostre politiche interne sul tema del razzismo.

Probabilmente, arriveremo in ritardo anche a questo appuntamento con la storia e, come in ogni occasione, ci stupiremo di essere stati presi alla sprovvista da questo “fenomeno relativamente nuovo” [cit. italiano X]: l’afrofobia.

Per la visione integrale dell’audizione clicca qui

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