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PATSarà capitato a tutti di chiacchierare con amici e conoscenti tramite una chat e di utilizzare le famosissime faccine, a volte mostruose, per esprimere visivamente un’emozione o un commento. Tuttavia, nessun bianco probabilmente si sarà posto il problema di non sentirsi rappresentato dalle emoticons dei vari social network. Ovviamente, mi rendo conto della banalità apparente di tale questione ma, la discriminazione si manifesta anche nelle piccole cose.

Un nero che cresce in un contesto sociale a maggioranza bianca, si trova quotidianamente a doversi confrontare con l’invisibilità, ossia con la sensazione di dover sempre rivendicare la propria presenza ed esistenza in quanto nero, a dover combattere l’ipocrita tendenza che vorrebbe eliminare le discriminazioni facendo finta che non esista la diversità. Alcuni contesti sono caratterizzati da una maggiore consapevolezza al riguardo e tengono quindi maggiormente conto della varietà culturale e fisica che li caratterizza ma, in linea di massima, abbiamo ancora molta strada da percorrere.

Tutti noi costruiamo la nostra personalità identificandoci in modelli di riferimento che, a seconda delle inclinazioni di ognuno, possono essere rappresentati da persone socialmente, economicamente o culturalmente vincenti. In quest’ottica, non è da sottovalutare l’importanza del riconoscimento, anche fisico, nei propri modelli, soprattutto per coloro che appartengono a delle minoranze spesso discriminate o denigrate. Ed è qui che entra in gioco il ruolo fondamentale del colore: per un ragazzino nero che vive circondato quasi esclusivamente da bianchi, il fatto di potersi riconoscere in personaggi reali o di fantasia che gli assomiglino, riduce a mio parere quella sensazione di estraneità che spesso determina insicurezze e fragilità emotive. 

Come vi sentireste a crescere circondati da bambini neri che vi affibbiano nomignoli tipo bianchetto, a studiare con maestre nere che accarezzano i vostri strani capelli lisci, a guardare cartoni animati in cui i protagonisti sono tutti color cioccolato, a leggere fumetti in cui il supereroe è un nero gigante che uccide i nemici rigorosamente bianchi, a giocare con bambole dai capelli afro e dalla pelle d’ebano, cercando al contempo di sconfiggere la paura dell’uomo bianco che arriva nel buio?

Potrei continuare con infiniti esempi di inversione dei ruoli fino ad arrivare all’età adulta ma, il nocciolo è: se si trattasse di voi, quale sarebbe il vostro livello di autostima?

Se siete ancora convinti che il colore di quelle faccine sia una questione così banale, concentratevi maggiormente sulle vostre capacità di immedesimazione…

Ecco le 3 versioni standard proposte da facebook:

Emoticon

l’alieno giallo non identificabile,

Pusheen

 

 

 

il gatto obeso con le zampine monche,

Meep   

l’umanoide bianco e, chissà perché, calvo.

A questo punto suggerisco un po’ di par condicio anche nella superficialità e, d’ora in poi, largo alle afro emoticons…

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