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KyengeNegli ultimi giorni si è molto parlato del nuovo Ministro dell’integrazione, Cécile Kyenge. Sappiamo che è un medico di origine congolese che milita nelle file del PD ma, soprattutto, è abbastanza evidente che il fatto di essere nera abbia colpito l’opinione pubblica più del suo impegno politico.

Mi sono divertita a leggere i numerosi articoli e commenti che hanno letteralmente invaso il web a seguito della sua elezione e, visto che erano principalmente incentrati sul colore della sua pelle e sulle sue origini straniere, ho pensato di analizzare 5 delle banalità più diffuse per sottolinearne l’assurdità e mostrare perché, a mio avviso, un Ministro nero può solo fare del bene a questo paese. Mi scuso sin da subito se qualche connazionale dovesse risentirsi per il mio sarcasmo, ma non ho saputo trattenermi!

  1. L’Italia agli italiani: avere la cittadinanza evidentemente non basta, bisogna parlare la lingua, conoscere la cultura, pagare le tasse, impegnarsi per offrire ai propri figli un futuro migliore in questo paese. Secondo quale assioma il fatto di essere nero esclude anche uno solo di questi requisiti? Se poi consideriamo le parole del linguista Tullio De Mauro, secondo il quale “soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”*, forse l’apporto di cervelli esterni non può che stimolarci a migliorare, soprattutto se i nostri continuiamo a farli scappare all’estero dove dimostrano almeno di essere in grado di apprezzarli.
  2. Dobbiamo salvaguardare la nostra cultura e le nostre radici da questa invasione: se avessimo ancora un briciolo dell’orgoglio degli antichi guerrieri, della lungimiranza dei pensatori, della genialità degli artisti, della sensibilità dei poeti che hanno popolato queste terre per secoli, probabilmente non ci troveremmo in questo triste baratro di decadimento socioculturale in cui siamo precipitati. La lingua italiana muore giorno dopo giorno nelle fauci sguaiate e nei testi sgrammaticati di chi pretende essere l’élite del paese; l’arte cade a pezzi come i resti di Pompei; la censura imbavaglia le idee e svilisce le lotte che ci hanno reso liberi; il presente fa rimpiangere il passato e rattristare chi ha combattuto, un tempo, per il nostro futuro. Siamo proprio sicuri che sia colpa della Sig.ra Ministro e dei suoi amici immigrati se il nostro patrimonio culturale rischia irrimediabilmente di scomparire?
  3. Questi stranieri ci hanno rubato il lavoro, adesso anche il governo del paese: ebbene sì, questa è la visione che nel 2013 giustifica, agli occhi di alcuni, la crisi del mondo del lavoro. Non la precarietà o il lavoro nero, non l’immobilismo dei sindacati o il cinico arrivismo dei datori di lavoro, non l’evasione fiscale che toglie risorse alla collettività per progetti di formazione e innovazione. Gli italiani sono TUTTI pronti a sporcarsi le mani, a lottare per i propri diritti, a fare lavori umili, a sacrificarsi rinunciando agli smartphone e agli abiti firmati. Lo dimostra l’assenteismo alle manifestazioni, lo scarso interesse nei confronti della politica, la presunzione di essere troppo preparati per lavorare in cantiere, le code di chi non arriva alla fine del mese ma non rinuncia all’ultimo iphone. Inoltre, i nostri Ministri italiani doc hanno lavorato talmente tanto bene per offrirci un panorama così desolante che una straniera potrebbe rischiare di alzare troppo il livello!
  4. Un Ministero inutile per un Ministro nero che non rappresenta gli italiani: purtroppo chi sostiene una posizione simile deve rassegnarsi, siamo neri e pure italiani. Lo scopo della vera integrazione è proprio quello di far coesistere sensibilità diverse in un progetto comune di partecipazione e di appartenenza. Di conseguenza, dati gli innumerevoli commenti razzisti e le barbare critiche diffuse soprattutto in internet, direi che il Ministero dell’integrazione è indispensabile, da un lato, per aiutare gli stranieri a fare i conti con la mediocrità di chi si definisce orgogliosamente razzista in quanto vero italiano; dall’altro  per costringere i massimi esponenti del provincialismo ad accettare che oltre il mare e le Alpi esiste un intero pianeta abitato e multiforme.
  5. C’è un evidente conflitto d’interessi: siamo talmente abituati ad avere politici senza alcuna competenza specifica nelle loro materie d’incarico che quasi ci meritiamo dei Ministri che, non avendo mai lavorato nella scuola, nella sanità, per le strade o nelle fabbriche, si divertono con il nostro destino convincendoci di volerlo migliorare. Magari un’immigrata al Ministero dell’integrazione non è un’idea così malsana, non vorremo mica metterci Borghezio?

E per tutti quegli italiani che non si definiscono razzisti, ma vorrebbero vedere tutti gli immigrati fuori dai loro confini, ricordo semplicemente che la terra è tonda e, cambiando le prospettive, chiunque potrebbe essere considerato il sud del mondo, soprattutto perché la ruota gira come il corso della storia!

 

*L’intervento si riferisce ai dati emersi da due indagini internazionali sull’istruzione primaria e la cultura diffusa degli italiani pubblicati a cura della ricercatrice Vittoria Gallina nei saggi: “La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione” (Franco Angeli 2000); “Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana” (Armando editore 2006).

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