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BenettonSe la pubblicità è l’espressione della società, allora siamo messi proprio male! Accendete la tv e vi renderete conto di cosa intendo. Si alternano marchi, prodotti, volti. Solo gli stereotipi restano immutati. Come mai le famiglie felici sono solo monocromatiche? Perché solo i bianchi fanno la spesa? Neri, ispanici, cinesi, arabi e indiani non usano cellulari, elettrodomestici, vestiti, giocattoli, assorbenti, rasoi e via dicendo? Non lavorano nei supermercati, negli uffici, nelle pompe di benzina?

Gli unici che riescono a dare un tono di colore sullo schermo sono, ovviamente, i personaggi pubblicamente riconosciuti come vincenti. Questo discorso si ricollega in parte a un mio precedente post, in cui sostenevo che per catalogare i neri o i misti esistono solo 3 modelli alternativi di riferimento: gli atleti, gli hiphoppettari e gli immigrati. Potremmo ampliare la prima categoria includendo modelli, attori e cantanti, tutti simboli di un’immagine di successo che riesce a meritarsi la stima anche di chi, pur non dichiarandosi razzista, non accetterebbe uno straniero come parente prossimo.

RealhhInfatti, poiché i nigga e gli stranieri non sono un buon esempio per attirare la clientela, l’unica soluzione è far mangiare le merendine a Fiona May ed Andrew Howe! Tra i volti noti del nostro panorama televisivo potrei anche menzionare il giornalista di origine congolese del tgR Lazio, Fidel Mbanga Bauna, un personaggio da non sottovalutare…si è anche candidato alle scorse elezioni con “la Destra” di Storace guadagnando, più che voti, una valanga d’insulti dai militanti del partito.
C’è qualcosa che non mi quadra…sono questi i volti dell’integrazione?

È vero, tutti in questo paese hanno avuto paura dell’uomo nero, a quanto pare persino lui stesso, ma si cresce prima o poi. A tale proposito, mi chiedo quale sia stato l’espediente utilizzato da mio padre, nero africano, per spaventarmi da bambina. Esiste un mostro alternativo o è solamente una questione di mentalità? Non lo so, però è evidente che l’uomo nero non è ancora presentabile e, per non turbare troppo vecchiette e casalinghe, possiamo al massimo concedergli una pubblicità progresso o di aiuto umanitario. Di conseguenza, ad eccezione di Oliviero Toscani, gli stranieri non rientrano nel target dei pubblicitari e l’immagine di un’Italia multietnica, fatta di famiglie bianche, un po’ miste o del tutto straniere, non è ancora “vendibile”.

Mentre discutiamo ancora se sia opportuno autorizzare la costruzione di una moschea, dare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul territorio italiano o attribuire al mediatore culturale un ruolo primario nei processi d’integrazione, la nostra società cambia, nonostante le immagini che la dipingono restano fossilizzate su modelli ormai desueti o poco rappresentativi.

Se gli altri paesi europei fanno i conti con questa “nuova” realtà da molto tempo, noi restiamo arenati nella fase della negazione. Risultato: nel 2013 siamo ancora indecisi sulla strada da intraprendere. Siamo una società multirazziale ma, ancora echeggiano i cori contro i neri allo stadio; crediamo nell’accoglienza, però solo per alcuni; rispettiamo gli altri, purché non si discostino troppo da noi. Forse è giunto il momento di schiarirci le idee e riconsiderare l’immagine della società che siamo e saremo, dimostrando il coraggio di rappresentarla esplicitamente nella sua reale interezza.

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